Una sentenza del Consiglio di Stato rischia di bloccare l’installazione delle pale eoliche in tutta la Penisola. La massima autorità della giustizia amministrativa ha riformato una precedente pronuncia del Tar della Toscana, accogliendo così un ricorso di Italia Nostra e di cinque cittadini contro i nuovi impianti nella regione. A suo giudizio, la tutela del paesaggio storico deve prevalere sugli interessi d’impresa, essere un valore tutelato dalla Costituzione (articolo 9). E ora la sentenza potrebbe essere applicata in altre regioni, interessate allo stesso problema.
Le 25 pagine del verdetto confermano che le norme del decreto-legge, con cui a suo tempo il governo Draghi aveva agevolato e accelerato l’installazione dei parchi eolici, possono essere superate se rapportate alla tutela di un bene – come il paesaggio – superiore al business del fabbisogno energetico. E questo è in contrasto con quanto aveva stabilito anche il governo Gentiloni nel 2017, in una situazione analoga che riguardava Cortona, in provincia di Arezzo, anche questo in Toscana. Ne ha dato notizia Il Fatto Quotidiano, con un articolo firmato da Mauro Lissia.
Il caso esaminato dal Consiglio di Stato si riferisce a un solo aerogeneratore, verniciato di rosso e verde, alto 75,5 metri, destinato a interferire con la visuale in un’area delicata vicina al torrente Trasubbio e a un podere considerato storico. Ma tutti sappiamo che in realtà situazioni anche peggiori si vedono in tante altre parti d’Italia. Le associazioni ambientaliste si preparano perciò a utilizzare la sentenza per promuovere una batteria di ricorsi. Ma è prevedibile che questo non farà che rallentare e ritardare ulteriormente l’installazione delle pale.
“L’impatto visivo – afferma in burocratese la sentenza – è uno degli impatti considerati più rilevanti fra quelli derivanti dalla realizzazione di un campo eolico” e “il paesaggio, quale bene potenzialmente pregiudicato dalla realizzazione di opere di rilevante impatto ambientale, si manifesta in una proiezione spaziale più ampia di quella riveniente dalla sua semplice perimetrazione fisica consentita dalle indicazioni contenute nel decreto di vincolo”. La vista, insomma, conta più delle dimensioni fisiche dell’impianto. Niente più torri altissime piantate ovunque, perché i giudici amministrativi ricordano nella sentenza che l’autore del progetto è tenuto a svolgere una “analisi del territorio attraverso un’attenta e puntuale ricognizione e indagine degli elementi caratterizzanti e qualificanti il paesaggio, effettuata alle diverse scale di studio in relazione al territorio interessato alle opere e al tipo di installazione prevista”.
Sullo stesso giornale, in un altro articolo a firma di Virginia Della Sala pubblicato a fianco nella medesima pagina, si legge intanto che le rinnovabili in Italia sono ancora poche e che abbiamo “otto anni di tardi sugli obiettivi 2030”. La giornalista scrive che, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi da Legambiente, è arrivata anche la conferma dalla Banca d’Italia mentre si parla solo di nucleare, più o meno “pulito”. Il report Scacco matto alle rinnovabili 2025, diffuso dall’associazione ambientalista, aveva già segnato il rischio di non arrivare alla produzione di 80mila MW entro la scadenza fissata dal decreto “Aree idonee”: in molte regioni, dalla Val d’Aosta alla Sardegna, i ritardi vanno addirittura dai 20 ai 45 anni.
Lo studio di Bankitalia, preoccupata evidentemente più dalle ragioni economiche che da quelle ambientali e paesaggistiche, ribadisce che – nonostante lo slancio delle rinnovabili registrato negli ultimi anni – si rischia di non centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, sottoscritti dall’Italia in sede europea e inseriti nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec). Questi prevedono che entro il 2030 la produzione di energia da fonti rinnovabili copra il 39,4% del nostro fabbisogno energetico, rispetto al 19,2% del 2022, e il 63,4% della sola elettricità. Mancano all’appello, dunque, 62.284 MW da realizzare nei prossimi sei anni, in pratica 10380 all’anno. Un traguardo che ora la sentenza del Consiglio di Stato, sull’impianto eolico in Toscana, minaccia di allontanare ancor più.
Da registrare, intanto, una notizia diffusa da un sondaggio di SWG e ripresa da HuffPost, secondo cui la maggioranza dei pugliesi (54%) è favorevole all’eolico offshore. Solo uno su sei degli intervistati si dichiara contrario ai due parchi marini galleggianti previsti in provincia di Lecce e di Brindisi. Le aspettative positive sono legate all’aumento dei posti di lavoro in settori che possono assicurare tecnologia innovativa, competitività economica e allineamento con gli obiettivi europei.